“La vida no es la que uno vivió,
sino la que recuerda, y cómo la
recuerda para contarla” [1]

  Questo progetto di ricerca nasce per caso, come sovente accade quando ci si imbatte in una testimonianza storica inedita. Gli avvenimenti sono banali, quasi scontati: tutto ha inizio con un vecchio baule ritrovato tra le polveri della soffitta della casa avita. All’interno, riposti con estrema cura ed elegantemente rilegati, si trovano tre diari olografi manoscritti. Narrano i primi anni della vita di un uomo di mare, un militare: l’ammiraglio Carlo Trucco, allora Guardiamarina, da poco uscito dalla Regia Accademia Navale di Livorno, mio nonno paterno. Siamo nei primi anni del novecento e quella che si racconta nei diari non è l’esistenza di una persona comune, ma è la storia di un ufficiale di marina che, non solo ha avuto il privilegio di partecipare ai grandi eventi che hanno profondamente segnato quel periodo storico del nostro paese, ma che è stato, nel contempo, testimone e protagonista di accadimenti appartenuti a civiltà e paesi a noi molto distanti.

     Il primo manoscritto è il racconto della quarta campagna oceanica della Regia "Nave Calabria", ha inizio il 16 Gennaio 1909 e si conclude il 20 febbraio 1911. Il secondo diario descrive il periodo di navigazione dell’autore sulla “Regia Nave Regina Margherita”: dal 1 Aprile al 16 Dicembre del 1909. Nel terzo manoscritto il Tenente di Vascello Carlo Trucco è imbarcato sul “Regio Incrociatore Coatit” e partecipa alla guerra italo-turca, la narrazione esordisce il 10 Luglio 1912 e si conclude il 15 marzo 1913. Dal 15 Aprile al 15 Maggio 1913 si rievoca il periodo in cui l’autore è imbarcato sulla “Regia Nave Volta”. Infine, l’ultimo diario, rappresenta la cronaca del suo primo periodo di comando in mare, quando si imbarcò come comandante sulla “Regia Cannoniera Marghera”: dal 17 Maggio al 15 settembre 1913.

     Il destino, talora, sembra davvero entrare prepotentemente nelle nostre vite. Questi diari sono arrivati tra le mie mani, dopo più di cent’anni dalla loro stesura, come per incanto, quasi esistesse un disegno ineluttabile, quasi fossero stati scritti pensando che un giorno li avrei ritrovati. Io, che mi sono occupata della trascrizione e traduzione di manoscritti, di tutt’altro argomento, s’intende, ho immediatamente realizzato di essere in possesso di una documentazione storica di grande rilievo. A questo punto  la scelta è stata obbligata, occorreva portare alla luce questa testimonianza al fine realizzare una più compiuta ed esaustiva ricostruzione della storia della Regia Marina Italiana durante gli anni precedenti la seconda guerra mondiale.

     La decisione di dedicare un sito web alla divulgazione dei tre diari manoscritti ha origine sia dal desiderio di rendere immediatamente fruibile a tutti gli studiosi e appassionati di storia della Regia Marina questa documentazione così singolare, sia dalla convinzione che la ricostruzione della nostra memoria storica debba confrontarsi con le potenzialità della moderna tecnologia.

     L’idea ebbe un suo primo abbozzo diversi anni or sono, quando ne parlai, per la prima volta, con il mio direttore Maurizio Mamiani. Inizialmente si pensò alla realizzazione di un libro, una copia anastatica del manoscritto. Poi, tutta una serie di eventi ne impedì la realizzazione. Ora che il tempo della formazione sui classici è solo un flebile ricordo e gli anni dell’impegno accademico sono ormai trascorsi, è finalmente maturato il momento di realizzare questo progetto.

     Consapevole di non avere specifiche competenze in relazione a questo peculiare ambito storico, ho giudicato inizialmente corretto non avventurarmi in disamine interpretative, ma di esordire questo programma di ricerca con la trascrizione dei testi manoscritti.  Il primo documento che prenderò in esame sarà la cronistoria della IV campagna oceanica della "Regia Nave Calabria".

     Il racconto della navigazione si apre con una breve introduzione dove l’autore descrive minuziosamente le caratteristiche della nave su cui è imbarcato, la peculiarità e l’utilizzo degli armamenti. Successivamente comincia la vera e propria cronaca del viaggio. La narrazione del giovane Guardiamarina Carlo Trucco esordisce il giorno dell’imbarco. Egli descrive i luoghi dove la nave attracca, illustra il susseguirsi delle esercitazioni di combattimento, corredando le sue parole con precisi disegni e piantine, narra e commenta gli eventi che si sono succeduti, sia in tempo di pace, sia in tempo di guerra. Tutto ampiamente arricchito da una significativa documentazione fotografica. Il fatto che chi scrive sia un uomo erudito, preparato dal punto di vista delle tecniche di guerra e con una capacità critica non indifferente ne fa uno spettatore privilegiato. Noi riusciremo a rivivere e comprendere attraverso la sua testimonianza, le sue esperienze e le sue osservazioni una “piccola pagina di storia” che risulterà essere sostanziale per una più completata ed approfondita interpretazione della “grande storia” della Regia Marina Italiana.

     Gli accadimenti rievocati non si esauriscono in quello spazio inizialmente definito che corrisponde ai confini della vita di bordo. Il racconto del viaggio si sviluppa sempre attraverso una seconda dimensione che si delinea parallelamente agli accadimenti temporali e che trascende la cronaca del viaggio vero e proprio. Quest'ultima non è altro che lo spazio del pensiero, l'itinerarium mentis del narratore. E si sa, la dimensione che appartiene al mondo dello spirito non è in alcun modo determinabile al momento della partenza, essa occuperà tutto lo spazio del viaggio e tutto il tempo del racconto. Ha così inizio questo mio viaggio attraverso le vicende vissute dal Guardiamarina Carlo Trucco.

     Per quanto mi riguarda, questo percorso di ricerca si configura come la “rotta” alla riscoperta di un uomo che, pur avendomi lasciata quando ero poco più di una bimbetta, è ugualmente riuscito ad affidarmi la testimonianza della sua straordinaria esistenza. Il suo viaggio ora è divenuto anche il mio, e forse, se avrete la pazienza di leggerci, sarà un po’ vostro.

     Da ultimo, un breve cenno alle persone che mi hanno permesso la realizzazione di questo progetto. In primo luogo non posso non ricordare il prof. Maurizio Mamiani - anche se da qualche anno non è più tra noi - che mi ha sempre incoraggiata, durante i lunghi anni di collaborazione, a portare a termine questa ricerca. Tuttavia il più significativo ringraziamento va alla memoria del nonno che mi ha lasciato una testimonianza così rilevante, essa non rappresenta solo una pagina di storia, ma è, in primo luogo, un insegnamento di vita, che fu prima di mio padre e ora mi appartiene. Infine un grazie speciale a mio marito Stefano e ai suoi preziosi consigli, che mi è stato pazientemente vicino durante la stesura dei testi.

 


[1] Gabriel Garcia Marquez, Vivere per raccontarla, Incipit, Milano, Mondadori Editore, 2002.

     “La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla”